MALATTIE INFETTIVE DEL CANE
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![]() L'IMPORTANZA DI VACCINARE
Per le malattie di seguito elencate è possibile e fortemente consigliato effettuare dei vaccini in base alla cadenza consigliata dal veterinario.
BORDETELLA CANINA: BORELLIOSI: CIMURRO CANINO: CORONAVIRUS CANINO: LEPTOSPIROSI CANINA:
PARVOVIRUS CANINO:
Conosciuta anche come Gastroenterite Emorragica, la Parvovirosi è sostenuta da un virus molto resistente denominato “Canine Parvovirus tipo 2” (CPV-2). Solitamente ne solo colpiti i cuccioli nel primo anno di vita con effetti quasi sempre mortali. La percentuale di mortalità, elevata nei 4-5 mesi di vita, decresce con l’avanzare dell’età. E’ una malattia infettiva il cui contagio si trasmette sia in modo diretto (attraverso le feci o il contatto con la bocca e il naso di soggetti malati) che indiretto (tramite insetti, oggetti e cibo). E’ anche possibile che il virus venga trasmesso ai feti di cuccioli da parte di una madre infetta (trattasi, normalmente, di una forma cardiaca, miocardite, meno frequente di quella gastroenterica). Il periodo di incubazione (dai 4 fino anche ai 15 giorni) evolve in malattia i cui sintomi si presentano sotto forma di vomito, diarrea sanguinolenta (a volte molto liquida), mancanza di appetito, stato di prostrazione e febbre. Nei casi più gravi, una rapida disidratazione porta alla morte nel giro di un paio di giorni. Se si interviene in tempo con la fluidoterapia (importantissima) e con una terapia sintomatica (antidiarroici, antiemetici, antibiotici), il cucciolo può anche guarire. In presenza di sintomi clinici è inutile somministrare sieri iperimmuni. Tali tipologie di siero sono efficaci solo in situazioni epidemiologiche particolari e quando, ad esempio, ci si trova di fronte a cuccioli di età prossima alla vaccinazione e ci si deve recare in zone a rischio di infezione. In questo caso è bene far somministrare dal veterinario curante il siero iperimmune che assicura al cucciolo una quantità di anticorpi che lo proteggeranno per circa 13-15 giorni. L’elevata resistenza del virus anche nei confronti dei disinfettanti, impone una profilassi basata su vaccini che assicurano una buona immunità e che nei cuccioli vanno iniettati a partire dai 55-60 giorni di vita e per tre volte ad intervalli di 25-30 giorni; il protocollo ottimale da seguire deve essere sempre stabilito dal veterinario sulla base di vari parametri fra cui la situazione di rischio della zona. Per l’adulto, la profilassi prevede richiami vaccinali annuali. Sempre, in ogni caso e comunque, igiene e disinfezione delle cucce e dei canili, sono certamente regole di base da non trascurare mai. Purtroppo, anche se sottoposti a vaccinazione, molti cuccioli muoiono lo stesso a causa dell’interferenza degli anticorpi trasmessi dalla madre. Solo tramite appropriati test di laboratorio si può determinare se la vaccinazione può non comportare problemi per il cucciolo. La ricerca scientifica ha per fortuna fatto passi notevoli dalla comparsa della malattia avvenuta alla fine degli anni ’70 ed oggi, grazie alla profilassi ed alle moderne tecniche di laboratorio (ad es., una tecnica, cosiddetta “latex” consente di rilevare il CPV nelle feci di un cane dopo 2 minuti), anche se la malattia non è assolutamente ancora debellata, le terribili epidemie di vent’anni fa per fortuna sono solo un triste ricordo. Dalla letteratura scientifica abbiamo anche appreso che sembrerebbe esserci una qualche possibile predisposizione a contrarre la malattia, maggiore in alcune razze canine rispetto ad altre. Per quanto a nostra conoscenza, niente di certo, o di altamente probabile, è stato ancora accertato.
RABBIA: |



